Trattamento delle comunità minoritarie

Idoli rubati, attivisti in carcere, telecamere spente

A Faridpur alcuni ladri si sono portati via un idolo di Kali e il suo oro mentre le telecamere del tempio erano fuori uso. A Calcutta, organizzazioni indiane per i diritti umani hanno contato oltre cento appartenenti a minoranze uccisi in Bangladesh dall'inizio del 2025 e quattro loro difensori incarcerati o perseguitati. Dacca ha cambiato governo. I suoi indù aspettano ancora il cambiamento.

Chiunque sia stato, ha avuto tutta la notte a disposizione. Tra la sera di sabato 19 e la mattina di domenica 20 settembre, il tempio Uttar Kalibari di Faridpur è stato svuotato di un idolo di Kali del peso di almeno 20 chilogrammi, degli ornamenti d'oro che lo adornavano, di piccoli idoli in ottone di Vishnu, Radha-Krishna e Manasa e di un serpente d'argento avvolto intorno a un lingam di Shiva. Lo Shiva in marmo bianco su cui poggiava la dea è stato lasciato lì. Teologia o prezzo dell'oro? La polizia non si è ancora pronunciata. Le telecamere di sorveglianza del tempio, naturalmente, non funzionavano. Diverse squadre di polizia stanno indagando; finora non è stato recuperato nulla.

L'agenzia di stampa IANS colloca il furto in un'ondata di attacchi contro templi indù e minoranze iniziata sotto il governo ad interim di Muhammad Yunus e proseguita sotto l'attuale amministrazione del Bangladesh Nationalist Party. La deposta Awami League si spinge oltre, elencando licenziamenti, promozioni bloccate, case e terreni sequestrati e il recente omicidio di un insegnante indù in pensione, Ganapati Chakraborty, e di tutta la sua famiglia a Rangpur, a cui, a suo dire, il governo del BNP ha risposto con l'inerzia. Il partito conosce bene l'argomento: anche sotto il suo governo gli indù sono stati attaccati, in particolare durante i disordini della Durga Puja del 2021.

Il 31 agosto, a Calcutta, quattro organizzazioni indiane hanno dato i numeri del fenomeno: 66 appartenenti a minoranze religiose uccisi nel 2025, altri 44 nel primo semestre del 2026, oltre a templi vandalizzati, terreni sequestrati e abitazioni attaccate. Sono cifre di attivisti, non un inventario giudiziario. Le autorità ad interim del Bangladesh avevano definito la maggior parte di questi attacchi politici piuttosto che religiosi, sostenendo che gli indù fossero presi di mira in quanto presunti sostenitori dell'Awami League. Pensata per rassicurare, la spiegazione conferma soprattutto che in Bangladesh la religione può fare anche da tessera di partito, e la tessera di partito da bersaglio.

Le organizzazioni chiedono inoltre la liberazione di quattro attivisti. Shahriar Kabir, 76 anni, in carcere dal settembre 2024, è accusato di omicidio davanti all'International Crimes Tribunal, proprio la corte istituita per giudicare i crimini di guerra del 1971 che lui ha denunciato per decenni. Rana Dasgupta, 77 anni, malato di cancro alla prostata, non avrebbe potuto comparire in pubblico, e dunque curarsi, per quasi due anni; i suoi sostenitori affermano che viene «spinto verso la morte». L'economista Abul Barkat, 72 anni, rilasciato su cauzione a giugno, deve ancora rispondere di diversi procedimenti, tra cui un'accusa di appropriazione indebita legata a prestiti della Janata Bank, di cui era presidente. Infine Chinmoy Krishna Das Brahmachari, monaco indù arrestato nel novembre 2024, è accusato dell'omicidio di un avvocato a Chittagong benché, secondo i suoi sostenitori, gli atti processuali dimostrino che all'epoca si trovava in custodia. L'alibi perfetto: era già in prigione.

Gli attivisti chiedono a Nuova Delhi di convocare l'inviato del Bangladesh e di portare la questione davanti agli organismi internazionali, avvertendo che il silenzio sarebbe un'umiliazione per l'India. Non al sicuro in patria e, secondo l'attivista Mohit Ray, nemmeno in grado di entrare in India, gli indù del Bangladesh servono soprattutto da argomento nelle dispute altrui.

A Dacca i governi vanno e vengono, e i templi continuano a essere presi di mira. A Faridpur le telecamere erano spente. A Chittagong l'unico sospettato con un alibi di ferro è quello dietro le sbarre.

Fonti: IANS via ap7am (21 settembre 2026); WION (31 agosto 2026). Ulteriore contesto: The Business Standard, PTI, Al Jazeera.

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