Blasfemia

La macchina della blasfemia in Pakistan colpisce altri due cristiani, con la pena di morte tra gli esiti possibili

Due cristiani in Pakistan sono ora accusati in base alle leggi sulla blasfemia del Paese, tra cui la Sezione 295-C, che prevede la pena di morte. Uno è accusato di aver insultato Maometto a parole, l'altro di aver condiviso un video online.

Morning Star News

Le leggi sulla blasfemia del Pakistan continuano a lavorare a pieno regime, e il loro ultimo prodotto sono due uomini cristiani. Entrambi sono stati incriminati in base a norme che, qualora i tribunali ne avessero voglia, consentono una condanna a morte. In teoria, s'intende. Per lo più.

Primo caso: il paragone che nessuno aveva chiesto

In ordine cronologico, il primo è stato Amir Masih, di Dhala Sharif. Secondo Morning Star, è stato arrestato l'11 agosto. L'accusa è di aver pubblicato sui social media un video in cui metteva a confronto Gesù Cristo e Maometto. A quanto pare, accostare due figure religiose è ormai il genere di cosa che può mettere a rischio la vita di un uomo.

La procura ha incriminato Masih in base alla Sezione 295-C. Evidentemente preoccupata che una sola accusa potenzialmente letale potesse sembrare avara, ha aggiunto per buona misura le Sezioni 295-A e 298. Entrambe riguardano atti che offendono i sentimenti religiosi.

Secondo caso: un arresto in una città chiamata Muslim

Samuel Arif, della provincia del Punjab, è stato il successivo a finire in manette. Secondo Christian Daily International-Morning Star News, la polizia lo ha arrestato il 29 agosto in una città che porta davvero il nome di Muslim. Nessun romanziere oserebbe inventarlo.

L'uomo che lo ha denunciato, un musulmano, sostiene che Arif abbia pronunciato frasi offensive sul Profeta Maometto e su Aisha, la terza moglie di Maometto. Come se non bastasse, ha aggiunto una seconda accusa: che Arif avrebbe molestato le sue figlie minorenni.

Arif deve ora rispondere di due sezioni del codice penale:

  • Sezione 295-C, che riguarda le affermazioni offensive su Maometto e prevede obbligatoriamente la morte in caso di condanna;
  • Sezione 298-A, che riguarda i commenti denigratori sui membri della famiglia di Maometto.

La pena capitale per qualche parola. C'è chi lo definirebbe un prezzo salato. Il codice penale pakistano, a quanto pare, lo considera proporzionato.

Uno strumento comodo per le faide private

L'organizzazione umanitaria HARDS Pakistan nutre dubbi sulle accuse contro Arif. Un suo rappresentante ha dichiarato a Morning Star che le accuse sono probabilmente false e nascono con ogni probabilità da una disputa personale. Non è certo uno scenario nuovo. Le denunce per blasfemia offrono da tempo un modo straordinariamente efficiente per regolare un rancore: nessun avvocato necessario, e solo l'altra parte a doversi preoccupare della forca.

Ottavo posto, stabile

Chi segue queste classifiche non ne resterà stupito. La World Watch List 2026 di Open Doors classifica i 50 luoghi in cui essere cristiani è più difficile, e il Pakistan si piazza all'8º posto. Un posto nella top ten che il Paese non sembra avere alcuna fretta di cedere.

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